Autodafè dello spirito by Joseph Roth PDF

By Joseph Roth

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Non si può neppure contare sul fatto che la rivoluzione tedesca riesca a ispirare delle opere come invece aveva fatto all’inizio la rivoluzione russa. Perché ciò avvenisse, sarebbe necessario che si scatenasse lo stesso fermento… e i tedeschi, è un dato di fatto, fremono molto meno dei russi! Non si può più sperare nella sopravvivenza della letteratura tedesca tra gli scacciati o gli esiliati. Coloro che hanno già raggiunto la maturità artistica continueranno, si noti bene, nel loro slancio, ma gli altri, i giovani, coloro che hanno perso il contatto col proprio Paese ancora prima della loro formazione, in che modo dovrebbero poter diventare scrittori tedeschi e, detto in modo più prosaico, come dovrebbero poter sopravvivere, se scrivono in tedesco?

Diciamo: una misura insufficiente. Il sionismo non potrà mai diventare il contrario, non solo per motivi materiali, ma perché tra la missione degli ebrei di dare un Dio al mondo, e la loro esigenza di possedere un «proprio Paese», è contenuta un’enorme contraddizione. Non è colpa loro. Il Messia si fa attendere a lungo, e come popolo bisogna assimilarsi alle forme nazionali degli altri. L’enorme tragedia degli ebrei non consiste solo nel fatto che vengono perseguitati, ma anche nel fatto che per il momento vedono solo una via di salvezza: diventare miseri come gli altri.

Per l’estero esisteva solo «la Germania», i cui interpreti letterari erano per la maggior parte scrittori ebrei. Quasi tutti illustravano al francese, all’inglese e all’americano la realtà tedesca. Questa capacità fu però rinfacciata agli scrittori ebrei, come fosse un crimine, da parte dei critici e degli storici nazionalisti ottusi. In modo infantile e dilettantesco l’argomento trattato dall’autore veniva utilizzato per indicarne il carattere personale. Uno scrittore ebreo era «lontano dalla zolla» quando descriveva la città; un «letterato da café» quando scopriva i bar; un «traditore della patria» quando rappresentava il mondo; un «chiacchierone superficiale» quando forniva una forma tangibile alla lingua astratta, che i tedeschi spesso insegnano ai loro dilettanti di provincia; un «feuilletonista» quando possedeva charme e leggerezza; un «pagliaccio» quando aveva spirito; e quando osava avvicinarsi alla descrizione del paesaggio, si scopriva immediatamente che guardava «con la mente» e non col cuore.

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Autodafè dello spirito by Joseph Roth


by William
4.4

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